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Il tempo e le vicende geologiche hanno regalato ai terreni intorno all'antico vulcano della Basilicata e a quelli immediatamente circostanti le condizioni pedo-climatiche necessarie affinché le uve del prezioso vitigno possano acquisire con la maturazione quelle caratteristiche uniche che fanno dell'Aglianico del Vulture un prodotto unico, profondamente legato al suo territorio e non riproducibile lontano da esso. Ma questo ancora non basta: la strada, dal grappolo alla bottiglia, è ancora lunga. Entra qui in gioco la mano dell'uomo, che deve attuare, con la sapienza derivante da secoli di storia tanto quanto dagli studi e dalle valutazioni più moderni, tutti i processi necessari affinché gli acini di uva diventino vino.
Le caratteristiche peculiari dell'Aglianico derivano, innanzitutto, da una serie di requisiti e da principi fondamentali delle tecniche vitivinicole: fattori questi in grado di influire su quelle che saranno le caratteristiche finali dei grappoli e quindi, del vino. Tra questi, le produzioni per ettaro (60/70 ql per ettaro), le produzioni per pianta (Kg 1,5 per pianta), lo stato sanitario delle uve, il grado di maturazione, le tecniche di raccolta e di vinificazione. L'Aglianico, come ogni vino rosso, è il prodotto della fermentazione alcolica del mosto e dlla dispersione dei suoi componenti: delle parti solide dell'uva, in particolare delle bucce e dei vinaccioli. Nella fase di macerazione la dispersione di tali componenti conferisce al vino rosso elementi caratteristici come colore, struttura, corpo, sapore ed aroma. La macerazione, dunque, è la fase qualificante per il futuro vino rosso.



